ISMEA: meno consumi di formaggio ma di qualità

I dati Ismea rilevano meno consumi di formaggio nelle famiglie italiane

Però il settore lattiero caseario è uno dei settori più importanti del sistema agroalimentare nazionale.

Con un fatturato di 16,3 miliardi€, detiene il primato nell’ambito industriale di cui rappresenta il 12%.

Proprio in occasione di Cheese, sono stati diffusi i dati sui consumi di questi prodotti che indicano un trend in flessione negli ultimi anni.  

Secondo l’Istituto di ricerca, la spesa sostenuta dalle famiglie italiane per i consumi domestici di latte e derivati è progressivamente diminuita nell’ultimo quinquennio (-4% tra il 2014 e il 2018). 

Un quadro molto duro in netto contrasto rispetto a quello che accadrà in questi giorni tra le vie e le piazze di Bra.

Oltre 400 allevatori, casari e affinatori provenienti dall’Italia e dall’estero mostrano un settore tutt’altro che in sofferenza. 

Una lente d’ingrandimento sulla qualità

A fronte di un generalizzato calo dei consumi di formaggio, i dati Ismea rilevano segmenti molto dinamici in termini di tipicità e tradizione come nel caso dei formaggi Dop-Igp

Al contrario dei prodotti più indifferenziati, come formaggi spalmabili, mozzarella vaccina, latte uht standard, che non incontrano le preferenze di consumo delle famiglie italiane, mostrando una forte contrazione.

Come dice Slow Food, il formaggio è un alimento per cui è consigliabile un consumo programmato e non si accontenta perciò di una proposta qualsiasi.

Dopo anni di battaglie, gli italiani stanno cominciando a capire che ciò che è buono per gli animali lo è anche per la salute di chi si nutre del cibo che da essi deriva.

Scendono perciò gli acquisti dei prodotti che non vengono identificati con un territorio, il savoir faire dei produttori, la biodiversità di pascoli e razze animali.

In sintesi, meglio poco ma buono.

Grazie all’attaccamento al territorio di questi prodotti, è molto diffusa la vendita diretta in caseificio, nei mercati contadini, presso piccoli distributori e botteghe, nelle osterie, o addirittura al pascolo.

Il mondo degli espositori presenti a Cheese 2019 è tutt’altro che in contrazione.

Questi produttori hanno costruito un’economia parallela che funziona e che può crescere ancora diventando un esempio virtuoso di utilizzo della terra.

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